Aree omogenee: grave errore del Sindaco di Albino

Lo scorso 25 Marzo il Presidente della Provincia Matteo Rossi ha firmato il decreto che suddivide il territorio provinciale in 11 aree omogenee.

Questo atto è il risultato di un percorso istituzionale che di fatto anticipa la riforma Costituzionale, dove l’Area vasta di Bergamo (l’attuale provincia) viene suddivisa in raggruppamenti di Comuni “strumentali a una nuova visione orientata alla promozione e allo sviluppo territoriale”. Toccherà poi alla Regione Lombardia il compito di meglio definire i compiti delle Aree Omogenee, che saranno governate dalle Assemblee dei Sindaci dei Comuni appartenenti ad ogni area, guidate dai Sindaci del Comune più popoloso di ogni area.

La prima considerazione è che purtroppo il percorso, pur lungimirante, ha peccato, a nostro parere, di un eccesso di politicizzazione dei rapporti tra i Comuni, con una visione opportunista e di breve periodo, frastagliando il territorio provinciale in troppe aree omogenee. Si pensi ad esempio al fatto che Seriate (Lega) e Albino (Lega) abbiano deciso di rimanere fuori dall’area urbana di Bergamo (Centrosinistra). La provincia di Bergamo è anomala, in quanto ha un capoluogo di provincia minuscolo, Bergamo, che conta solo 119mila abitanti su 1,1 milioni di abitanti dell’intero territorio provinciale. Altrove il rapporto tra capoluogo e territorio provinciale è ben diverso. La nuova “area urbana” conta 282mila abitanti, ma avrebbe dovuto puntare su un obiettivo di almeno 1/3 della popolazione provinciale, così da potersi relazionare anche con le altre aree lombarde, in primis Milano e Brescia, con un peso decisamente diverso e maggiormente competitivo.

La seconda considerazione riguarda più casa nostra: il Comune di Albino è stato inserito nell’area omogenea “Valle Seriana” che va da Albino a Valbondione e Castione della Presolana, mentre Nembro, Alzano Lombardo e Pradalunga (giustamente) sono inseriti nell’area urbana con Bergamo. Noi riteniamo che la scelta del Sindaco di Albino sia un pericoloso errore, aggravato dalla mancata consultazione preventiva né comunicazione ai consiglieri comunali, tantomeno ai cittadini. Albino, Nembro e Alzano Lombardo (e Pradalunga) sono di fatto un’unica città lineare e guardano naturalmente a Bergamo, non a Valbondione o Gandellino. Peraltro, tale “città lineare” potrebbe contare su una popolazione di ca. 50mila abitanti, con una capacità di offrire servizi qualitativamente migliori, migliori risparmi ed economie di scala, oltre ad un maggior “peso” nei rapporti con gli altri entri territoriali. La strada presa dal Sindaco Terzi è purtroppo molto diversa: anziché pensare alle strategie di sviluppo territoriale a medio e lungo termine guardando l’area urbana vasta, in un sistema territoriale competitivo per le imprese e i cittadini, che sappia partecipare da protagonista alle principali direttrici di sviluppo verso Milano e le altre provincie lombarde, Terzi decide autonomamente di stare con Gandellino e Valgoglio! Territori del tutto differenti dal nostro.

Pensa che lo sviluppo di Albino sia ormai legato al turismo? Pensa che Albino debba essere considerato montagna? Pensa che isolarsi sia meglio? Oppure pensa sia meglio fare il “comandante” di tanti piccoli Comuni piuttosto che stare ai tavoli che contano con altre realtà più significative e coerenti con le strategie di sviluppo della nostra città?

Questa scelta è drammaticamente sbagliata, ma speriamo non irreversibile.

Questa scelta e’, a nostro parere, controproducente anche per i Comuni dell’alta Valle Seriana, che metteranno sul tavolo obiettivi di sviluppo territoriale di medio lungo termine che difficilmente si concilieranno con quelli di Albino, con il risultato di una complessiva incapacità di essere realmente un territorio competitivo.

Le competenze delle aree omogenee sono ancora molto fumose, ma pensiamo sia sbagliato limitarsi a considerare il governo di un territorio come la somma del buon amministrare quotidiano. Non basta parlare di 328 o PTCP per lavarsi la coscienza. E’ chiaro che abbiamo un deficit di strategia di sviluppo, e certo la scelta di Terzi in questo senso non aiuta. Chiediamo a tutte le forze politiche, ai cittadini, alle imprese, un supplemento di riflessione, perché le scelte di oggi avranno pesanti e significative ripercussioni sul futuro dei nostri territori e dei nostri figli.

Non c’è cosa più sbagliata che farsi trascinare dagli eventi.

Non c’è visione più miope di coloro che rivolgono lo sguardo esclusivamente indietro al passato, senza esprimere il coraggio di cercare percorsi nuovi, anche inediti, mettendo in gioco se stessi con altri in un progetto di futuro.

Roberto Benintendi

Mauro Magistrati

Articolo pubblicato anche da “Araberara”
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