L’assessore Esposito dà i numeri… ma i conti non tornano!

Il mese scorso il DottoreVicesindacoAssessore Esposito (che per semplicità chiameremo Assessore, per fortuna non ha titoli nobiliari…) ha affermato dalle pagine di Paese Mio, e non solo, che sotto la sua guida i conti dei Servizi sociali sono finalmente in ordine, purgati dai danni della gestione buonista di chi lo ha preceduto.

Ma come, dappertutto sentiamo dire che la crisi non è finita e che la povertà non ha smesso di aumentare e le spese dei Servizi sociali del nostro comune diminuiscono?

Siamo certi che sia sempre un bene cercare di far funzionare meglio le cose, tuttavia l’articolo e la relativa tabella, migliorabile non solo nella grafica, ci spingono a chiederle: è merito suo o in buona parte l’amministrazione risparmia perché fa gravare l’onere su qualcun altro?

Facciamo qualche esempio:

AFFITTI: prima il comune pagava per alcune famiglie in grave difficoltà il 100% dell’importo, mentre adesso paga solo il 25%, perché il 50% è a carico della Caritas Diocesana con il progetto Diakonia. Nel 2016 il comune ha sostenuto una spesa di 12.300 € e quindi la Caritas di 25.000 €, ma questi l’Assessore non li conta (come il restante 25% che è a carico in parte del proprietario e in parte dell’inquilino). Nello stesso anno il comune ha risparmiato 12.000 €, corrispondenti alla quota parte di sua competenza del Fondo Sostegno Affitti FSA, perché abolito dalla Regione.

UTENZE: il Centro di Primo Ascolto delle Parrocchie di Albino (il cui bilancio è pubblicato sul Bollettino parrocchiale di marzo) ha visto crescere il suo impegno in contributi fino ai 54.000 € del 2016, di cui solo 14.000 € rimborsati dal comune.

BUONI SPESA: nel 2009 il comune li impiegava per 45 famiglie (da utilizzare al CompraBene e poi all’LD) con un impegno arrivato a quasi 35.000 €. Il progetto Legami di pane (avviato dall’Amministrazione Carrara) grazie all’impegno dei volontari consente oggi ad 85 famiglie di ricevere pacchi alimentari con una spesa annua per il comune di soli 4.000 €.

È proprio merito suo o in parte quello che sembra risparmiato è solo scritto da un’altra parte?

Se possiamo riconoscere meritoria l’introduzione di un bando per assegnare contributi economici mediante voucher a fronte di servizi resi alla comunità, possiamo assicurarle che prima l’assegnazione non avveniva “a sentimento”, ma per decisione del Responsabile d’area su indicazione dell’Assistente sociale competente. Inoltre ai soggetti individuati venivano affidati lavori presso ditte o cooperative, permettendo loro di usufruire degli assegni famigliari (vantaggio non indifferente rispetto ai voucher).

Pur in piena crisi, abbiamo contribuito all’assunzione di numerose persone attraverso il progetto “La solidarietà si fa lavoro”, in collaborazione con la Caritas Diocesana, ma non ci siamo certo attestati il merito, riconoscendolo pubblicamente in Consiglio comunale e in qualsiasi altra sede.

In ogni caso, prima del 2015 i contributi necessari a far lavorare temporaneamente le persone in difficoltà economica erano compresi nel capitolo che nella sua tabella riporta il titolo Ex ECA, mentre nel 2016, essendo stati erogati attraverso voucher assegnati dall’Ufficio tecnico per lavori di manutenzione per un valore di 24.105 €, sono conteggiati in un capitolo a parte non riportato nella sua tabella.

E cosa possiamo dire di quanto afferma a proposito del capitolo per l’integrazione delle rette scolastiche? L’ha ridotto da 61.293 € a 4.000 €: ma è mai possibile? Denunci immediatamente l’ex Assessore Gualini per danno erariale al comune: provveda Vicesindaco, subito, senza indugio!

Però… mmmhhh, non è che anche questa volta si è dimenticato di spiegare che quella cifra conteneva arretrati e non è confrontabile con le altre?

Innanzitutto una razionalizzazione della gestione dei servizi mensa e trasporto aveva portato, già nel 2013, ad impiegare 25.000 € (in tempi in cui oltretutto i pasti omaggio non erano 10, bensì molti meno). Inoltre, noi non possiamo che disapprovare la sua decisione di fare pressione sulle famiglie impossibilitate a sostenere il costo del servizio mensa affinché tengano a casa i figli, decisione rispettosa del regolamento, ma incurante delle conseguenze che può generare: minori a casa da soli, ridotta possibilità di socializzare, maggiori difficoltà per i genitori di accedere al lavoro, …

È giusto avere un atteggiamento tanto baldanzoso e compiaciuto, senza farsi sfiorare dal sospetto che forse si sta trascurando di sostenere qualcuno che ne ha effettivamente bisogno?

Insomma, il nostro ambizioso Assessore ha voluto marcare le differenze con il passato, ma, a parte il modo con cui l’ha fatto, con uno sguardo strabico che ama distinguere gli aiuti destinati agli italiani da quelli rivolti agli stranieri (meglio sarebbe stato distinguere tra chi paga le tasse e chi no…), l’ha fatto senza la precisione dovuta, anzi forse proprio con la precisione di chi voleva far dire ai numeri solo quello che interessava a lui!

Articolo pubblicato anche su Paese Mio, maggio 2017
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